Il leader del Partito popolare europeo (PPE), Manfred Weber, ha lanciato una proposta che ha fatto discutere a pochi giorni dalla riunione a porte chiuse del PPE a Zagabria, in programma venerdì 30 gennaio. Parlando con i giornalisti lo scorso 28 gennaio durante un evento a Bruxelles e in una successiva intervista a Der Spiegel, il leader del PPE ha lanciato la proposta di una riforma radicale della governance europea, suggerendo di accorpare le cariche di presidente della Commissione europea e di presidente del Consiglio europeo dopo le elezioni del 2029. Un’idea, quella del leader del PPE, che ha suscitato critiche, ma anche consensi, pur con una serie di interrogativi sul rapporto tra il PPE e le destre. Come indicato da Weber, riformare la struttura di leadership dell’UE in questo modo non richiederebbe modifiche ai trattati dell’Unione, ma semplicemente l’assegnazione di entrambi i ruoli a una sola persona.
Attualmente, l’UE è rappresentata ai vertici internazionali dal duo formato dal presidente del Consiglio europeo e dal presidente della Commissione europea – rispettivamente Antonio Costa e Ursula von der Leyen – e a volte non è chiaro a chi cerca informazioni quale dei due rivolgersi per una determinata questione. All’interno dell’UE stessa, von der Leyen, in qualità di presidente della Commissione europea, è principalmente responsabile della presentazione di nuove proposte legislative e del monitoraggio del rispetto dei trattati europei. Costa, d’altro canto, presiede e prepara principalmente i vertici UE.
Weber – che, a differenza di quanto accade in altre famiglie europee, ricopre la carica sia di presidente che di capogruppo del PPE al Parlamento UE – ha chiesto un salto di qualità dell’Unione europea sul piano politico e della sicurezza di fronte alle grandi sfide rappresentate dalle tensioni con gli Stati Uniti e dalla costante minaccia russa.
“Siamo bloccati, senza parole, senza voce, non abbiamo voce in capitolo sulla scena mondiale, e tutto questo deve finire”, ha affermato Weber, citato dal portale Politico.
Secondo il leader del PPE, questa divisione frammentata del potere non è “all’altezza del compito” in un momento di incertezza geopolitica, in cui l’amministrazione statunitense di Donald Trump sta sconvolgendo l’ordine internazionale.
In una successiva intervista a Der Spiegel, Weber ha anche puntato il dito contro i limiti dell’attuale architettura istituzionale: “I trattati europei ci vincolano al principio dell’unanimità in politica estera. Questo ci frena”. Da qui la proposta di riforma: “Per questo sono favorevole a un nuovo trattato, un trattato di sovranità, che consenta agli Stati disposti a farlo di collaborare più strettamente in materia di politica estera e di sicurezza”. Un’integrazione che dovrebbe superare il veto nazionale: “In questo gruppo non si applicherebbe il principio dell’unanimità”. E che, guardando al conflitto in corso, potrebbe avere anche un risvolto operativo: “E se si dovesse raggiungere la pace in Ucraina, dovremmo schierare forze di pace…”.
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L’idea di Weber ha raccolto commenti favorevoli che però non hanno mancato di sottolineare le ambiguità manifestate in questo ultimo anno dal PPE, che al Parlamento europeo si è più volte alleato con le forze di destra, spaccando l’alleanza con l’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici (S&D), Renew Europe e i Verdi.
Commentando in una nota la proposta del leader del PPE, il segretario generale del Partito Democratico Europeo (PDE) ed eurodeputato di Renew Europe, Sandro Gozi, ha osservato come il PDE abbia per anni “sostenuto la necessità di un vero Presidente dell’Unione europea, che riunisca i ruoli di Presidente della Commissione e di Presidente del Consiglio europeo” e “l’abolizione del diritto di veto”, oltre a maggiori “poteri per il Parlamento europeo”.
“Lo abbiamo messo nero su bianco nel nostro manifesto per le elezioni europee, il manifesto dei Democratici europei. All’epoca siamo stati criticati. Ma oggi è chiaro: stavamo semplicemente pensando al futuro”, ha osservato Gozi.
Nella nota, Gozi ha invitato Weber a “tradurre le parole in azioni, superando le divisioni interne al PPE e convincendo i suoi leader nel Consiglio europeo – che costituiscono la maggioranza – ad assumersi una chiara responsabilità politica”. Per l’eurodeputato di Renew, tuttavia, “un punto rimane ovvio: l’estrema destra si è costantemente opposta a queste riforme, anche durante il voto di ottobre”.
Un altro commento è giunto da Alberto Alemanno, professore di diritto europeo, che in un lungo post pubblicato sul suo profilo X ha illustrato i vantaggi della proposta di Weber.
“I cittadini – ha affermato Alemanno – non sanno chi guida l’Europa. La rivalità tra due presidenti per esercitare la loro influenza crea confusione a livello nazionale e debolezza a livello internazionale”. Il noto giurista, titolare della cattedra Jean Monnet a HEC Paris, ha osservato che la fusione delle presidenze “porrebbe fine alla frammentazione istituzionale che porta l’UE a esprimersi con tre voci sulle grandi sfide, dall’Ucraina alla politica industriale, a causa dei conflitti costanti tra l’Alto rappresentante e il presidente della Commissione”, aggiunge Alemanno.
“Questo trasferirebbe il potere dagli accordi segreti del Consiglio europeo a una politica parlamentare trasparente, rafforzando il metodo comunitario rispetto all’intergovernativo”, osserva Alemanno, secondo cui la vera questione è “sapere se gli Stati membri sono pronti a cedere il controllo che esercitano tramite i loro capi di Stato”.
Anche René Repasi, capo della delegazione della SPD al Parlamento europeo, ha accolto con favore l’iniziativa di Weber. “Si tratta di un’intervista straordinaria che arriva al momento giusto”, ha affermato l’eurodeputato, che peraltro è piuttosto critico nei confronti del presidente del PPE. “Ha almeno dimostrato di essere capace di pensare in grande”.
Weber ospita oggi a Zagabria la riunione a porte chiuse del PPE. Secondo quanto si legge sulla stampa tedesca Tra gli ospiti invitati figurano la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il primo ministro polacco Donald Tusk, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Oltre ai temi immancabili della ripresa economica e della deregolamentazione, la cena prevede, secondo i media tedeschi, una “discussione sincera” sulle idee di Weber, tra cui la fusione delle presidenze della Commissione e del Consiglio.

